ragazzi, eccomi!

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Di seguito vi spiego il mio viaggio, con le stesse parole con cui l'ho descritto ad Alessandra, Valeria e Angelo in una email di cinque minuti fa, dove tra l'altro li ringraziavo per il meraviglioso film.

Nella cartina che allego, le mie nuove coordinate.

Il mio viaggio verso São Luís durerá una settimana, anziché mille chilometri ne faró quasi duemila, per sostare in alcune cittá.

E' cominciato ieri alle quattro di mattina, mi fermeró in alcune cittá del Maranhão, del Tocantins e del Pará, oggi sono ad Açailandia. Mi avvicino all'Amazzonia perché tanti mi hanno parlato di quello che succede qui. 

In questo momento sono ospitato dal Centro dei Diritti per la Vita e il Lavoro, una ONG locale dove trenta volontari brasiliani portano avanti progetti per affrontare i problemi della prostituzione infantile, del lavoro minorile e dei lavoratori schiavi.

, non mi sono sbagliato, schiavi. Qui esiste, li ho visti, abbiamo parlato, domani andró a vedere altri sul posto. Qui ci sono le grandi miniere di ferro dell'amazzonia, tre montagne, due delle quali sono ormai crateri, miniere per formicai umani. Il ferro viene lavorato parzialmente qui, prima di essere esportato. Naturalmente é qui che le grandi imprese siderurgiche multinazionali effettuano il primo processo di trasformazione del ferro, quello piú inquinante. Ma hanno anche bisogno di carbone per gli altiforni, quindi ecco che la foresta viene tagliata e ovunque nascono carbonaie, cioé delle casette di mattoni, come gli igloo eschimesi, in cui la legna viene bruciata e carbonizzata.

Per entrare nei forni quando il carbone é pronto ma ancora caldissimo gli viene data marijuana da fumare per non sentire dolore.

Gli schiavi sono persone dagli 8 ai 40 anni, analfabeti e poveri, adescati nei paesi dell'interno del brasile, persone con molti debiti e famiglie numerose. Gli viene promesso un lavoro di pochi mesi molto redditizio, in un paese lontano, gli vengono anticipati subito 30 o 40 dollari. Poi vengono portati a centinaia di chilometri nella foresta, un gruppo di persone armate sorveglia il lavoro e gli impedisce di fuggire. Nessuno viene pagato, non esistono medicine, chi prende la malaria si scava da solo la fossa prima di morire, chi si taglia un piede e non puó piú lavorare viene ucciso, i pasti sono quegli animali che la sera, dopo dodici ore di lavoro, ciascuno riesce a cacciare nella foresta.

Qualcuno é riuscito a fuggire e a denunciare questi lagher, ma é difficile, sono persone che hanno camminato per una settimana nella foresta, mangiando radici e scampando alla onça (pantera nera) e ai serpenti.

 

Questi schiavi tagliano la foresta e la trasformano in carbone.

 

Poi vi dovrei parlare si quello che succede nelle miniere di ferro e nelle industrie siderurgiche, dove i lavoratori non sono schiavi, ma lavorano con i piedi scalzi nel fango acido delle scorie, e le loro famiglie che abitano nelle baracche attorno alla fabbrica perdono figli ogni mese. Ho visto alcuni di quei bimbi, erano ancora vivi ma nessuno sa per quanto, li ho presi in braccio, sorridevano e mi tiravano i capelli, solo tre anni e la pelle a macchie, giá bruciata dall'inquinamento.

Il salario di questi ultimi lavoratori é 80 euro al mese.

Tutti questi lavoratori non sanno che fare, lo stato non li assiste, per non ostacolare le multinazionali. Ed ecco perché sono qui, perché in questo centro accolgono bimbi, adolescenti e adulti sfruttati da questo complesso sistema.

Come se non bastasse in questa regione al confine tra foresta e grandi cittá si trovano i píú grandi bordelli a cielo aperto. Bimbe e bimbi che per sfuggire ai lavori di cui sopra sono spinti dalle famiglie a prostituirsi.

Non ho dovuto chiedere, quando ieri sono arrivato in autobus, al distributore di benizina c'era la fila di bimbi e adolescenti che passava ai finestrini, ma anziché vendere la classica acqua di cocco, vendeva se stesso: sono stati chiari, 2 reaís (mezzo euro) per andare con una bimba di 8 anni, 4 reaís (1 euro) con una di 15.

 

Ieri e oggi ho dormito con loro, volontari e alcuni lavoratori salvati dalle terre qui intorno, puzzano di animale, parlano in dialetto, occhi rossi, la voce roca e rotta di chi respira da anni il veleno,

a quindici anni ne dimostrano trenta

a trenta sembrano sessanta

la notte vola veloce

i loro racconti alla luce di una candela fanno ancora piú paura

paura di una civiltá che dopo seimila anni non é cambiata molto.

 

Papi, ho incontrato per puro caso (stavo visitando una casa famiglia di Açailandia) un certo padre Fausto (Fausto Beretta o qualcosa del genere) che ti ricorda benissimo e ti saluta con affetto. Dopodomani mi incontro con lui, per una visita ad una zona industriale di questa regione e visita alle famiglie che vivono sulle rive dei fiumi tossici.

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Massi